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Guida editoriale

Urgent9’ di lettura stimataPubblicato il 30/07/2026

«Chiamiamo l'ambulanza?»: la telefonata delle due di notte e la decisione che nessuno prepara

Ha la febbre e la casa per anziani chiama per chiedere. Cosa fa davvero un ricovero a una persona molto anziana, quando serve, quando si evita — e l'ordine stabilito dalla legge svizzera su chi ha il diritto di decidere.

Perché conta questa guida

Pensata per ridurre l’incertezza delle famiglie che devono capire costi, urgenza, liste d’attesa e opzioni reali.

Il telefono suona alle due di notte. «Sua madre ha 38,5 ed è confusa. Chiamiamo l'ambulanza?»

Avete otto secondi, quasi nessuna informazione e la sensazione che qualunque cosa direte sarà quella sbagliata. Se dite di sì e va male, l'avete mandata su una barella. Se dite di no e va male, non l'avete fatta curare.

Questa pagina ha un solo scopo: che quella telefonata non vi trovi impreparati. La decisione giusta non si prende alle due di notte.

1. Cosa fa un ricovero a una persona molto anziana

L'ospedale salva vite, e per certe cose non ci sono alternative. Ma il costo va detto:

  • Lo stato confusionale acuto. Una persona con disturbi cognitivi portata di notte al pronto soccorso — luci, rumore, volti sconosciuti, a digiuno, senza alcun riferimento — lo sviluppa molto spesso. Peggiora la prognosi e non sempre regredisce del tutto.
  • La perdita di autonomia. Pochi giorni a letto bastano a cancellare una capacità di camminare che è costata un anno mantenere.
  • Le ore in barella, che nessuno mette in conto.
  • Le infezioni ospedaliere e i rischi delle procedure stesse.

Nulla di tutto ciò è un argomento contro il ricovero quando serve. È un argomento per decidere con metodo invece che per riflesso.

2. Quando l'ospedale serve, senza discussione

  • sospetta frattura, in particolare del femore: si opera, anche in età molto avanzata;
  • segni di ictus — bocca storta, braccio che cade, parola impastata: c'è una finestra terapeutica e conta ogni minuto;
  • difficoltà respiratoria importante, dolore toracico;
  • addome acuto, vomito che non si arresta;
  • trauma cranico, soprattutto sotto anticoagulanti;
  • sanguinamento che non si ferma;
  • tutto ciò che l'istituto non è in grado di trattare.

3. Quando spesso si evita

  • infezione urinaria o respiratoria che risponde alla terapia;
  • disidratazione, anche con idratazione sottocutanea;
  • febbre in una persona in fase avanzata, dove il ricovero cambia poco l'esito e molto le ultime settimane;
  • caduta senza segni di frattura, con sorveglianza in sede;
  • scompenso lieve di un quadro già noto e seguito.

A decidere non è quasi mai la gravità. È cosa l'istituto può fare di notte — se il medico responsabile o un servizio di picchetto è raggiungibile, se l'infermiera può impostare una terapia. Sono cose da sapere prima.

4. Tre domande al telefono

  1. «Cosa avete già fatto e cosa potete fare lì stanotte?»
  2. «Cosa cambierebbe il ricovero rispetto a quello che potete fare voi?» La domanda decisiva. Se la risposta è «farebbero gli stessi esami», la risposta è quasi sempre no.
  3. «Il medico responsabile o il servizio di picchetto è stato chiamato?»

E una quarta: «Richiamatemi fra un'ora.» Moltissime situazioni si chiariscono in sessanta minuti.

5. Chi, in Svizzera, ha il diritto di decidere

È il punto che la maggior parte delle famiglie ignora, ed è scritto nella legge.

Quando una persona è incapace di discernimento e non ha redatto direttive anticipate, il Codice civile (art. 378 CC) fissa un ordine vincolante di chi la rappresenta per le cure mediche:

  1. la persona designata nelle direttive del paziente o nel mandato precauzionale;
  2. il curatore con compito di rappresentanza in ambito medico;
  3. il coniuge o partner registrato, se convive con lei o le presta regolare assistenza personale;
  4. la persona che convive con lei e le presta regolare assistenza personale;
  5. i discendenti, poi i genitori, poi i fratelli e le sorelle — ogni volta solo se le prestano regolare assistenza personale.

Due conseguenze che sorprendono. Chi non si fa mai vedere non è in cima a quella lista, anche se è il parente più prossimo. E se più persone dello stesso rango non sono d'accordo, il medico agisce secondo la volontà presunta — nel dubbio decide l'autorità di protezione degli adulti.

Le direttive del paziente (art. 370 segg. CC) prevalgono su tutto questo e sono vincolanti. Ma bisogna che vengano trovate: devono stare nel dossier dell'istituto ed essere indicate sulla tessera d'assicurato, non dormire in un cassetto a casa vostra.

E lo strumento pratico: molti istituti lavorano con una disposizione medica per le situazioni d'urgenza — un foglio in testa alla cartella che viaggia con lei. È quello che l'ambulanziere legge alle tre di notte invece di indovinare.

La frase che funziona: «Vorrei che venisse redatta una disposizione medica d'urgenza per mia madre e che le sue direttive del paziente risultino nel dossier.»

6. Se il ricovero avviene

  • Raggiungetela al pronto soccorso, se potete.
  • Mandate con lei la lista dei medicamenti, le direttive del paziente e i contatti dell'istituto e del medico.
  • Dite subito all'accettazione che ha disturbi cognitivi.
  • Chiedete che si evitino le misure che limitano la libertà di movimento e che un familiare possa restare.
  • Puntate alla dimissione appena possibile e verificate come sono regolate retta e camera durante l'assenza.

Per le pratiche e per la ricerca

Se la telefonata delle due di notte arriva perché l'istituto non può trattare nulla in sede, allora il problema non è quella notte. È l'istituto.

Aiuto Curalune (CHF 99) prepara di solito entro 24 ore lavorative una selezione ordinata di 3–5 case per anziani adatte alla vostra zona — con i contatti e le domande giuste sulla copertura medica notturna.

*Informazioni generali, non un parere medico. In caso di emergenza chiamate il 144. Ogni decisione clinica spetta al medico che ha visitato la persona.*

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